Ogni anno arriva anche lui: quel fastidioso rallentamento intestinale che sembra comparire insieme ai primi freddi. Per anni mi sono chiesta perché in inverno il mio intestino decidesse improvvisamente di andare in letargo, e le risposte che ho trovato studiando l'ayurveda e osservando il mio corpo hanno cambiato completamente il mio approccio alla stagione fredda.
Il freddo che si insinua dentro
Quando le temperature scendono, non è solo l'aria intorno a noi a diventare fredda: anche noi ci raffreddiamo, letteralmente. I muscoli si irrigidiscono, il corpo si contrae per conservare calore, e questa tensione generale si riflette inevitabilmente anche sull'intestino. Le pareti intestinali diventano meno mobili, la peristalsi rallenta, e noi ci ritroviamo con quella sensazione di blocco che conosciamo fin troppo bene.
E poi c'è tutto il resto: ci muoviamo meno, usciamo di meno, tendiamo a passare più tempo rannicchiati sul divano sotto una coperta. La sedentarietà aumenta proprio nel momento in cui il nostro corpo avrebbe bisogno di più movimento per mantenere attivo il metabolismo e la circolazione. È un circolo vizioso che ho vissuto sulla mia pelle per anni, fino a quando non ho iniziato a comprendere le dinamiche profonde che l'ayurveda descrive con tanta precisione.
Il principio del simile: una lezione fondamentale
C'è un concetto ayurvedico che è diventato la mia bussola per orientarmi nei cambi di stagione: "il simile aumenta il simile e diminuisce il dissimile". Sembra un gioco di parole, ma in realtà è un principio profondissimo. L'effetto delle variazioni ambientali sugli organismi segue questa regola: se fuori è freddo, secco e pesante, introdurre nel corpo elementi altrettanto freddi, secchi e pesanti peggiorerà la situazione. Al contrario, dobbiamo portare calore, leggerezza e movimento.
Questo significa che proprio in inverno, quando magari ci viene voglia di insalate fresche pensando che siano "leggere", stiamo in realtà introducendo nel nostro sistema esattamente quello che l'ambiente esterno già ci sta dando: freddo e secchezza. E, come abbiamo visto, non è quello di cui ha bisogno il nostro intestino in questo periodo.
Gli errori alimentari che peggiorano tutto
Ho imparato a mie spese che in inverno il mio approccio all'alimentazione deve cambiare radicalmente. Per anni ho continuato a mangiare le stesse cose tutto l'anno, magari un'insalata mista anche a gennaio, convinta che fosse salutare. Invece stavo letteralmente spegnendo il mio fuoco digestivo, quello che in ayurveda si chiama agni.
In inverno andrebbero evitate le insalate crude e tutti quegli alimenti freddi e pesanti che richiedono un grande sforzo digestivo. Il nostro sistema ha bisogno del contrario: cibi caldi, cotti, più secchi che umidi, con sapori che risvegliano e stimolano. I sapori pungenti, amari e astringenti diventano inostri alleati, mentre il dolce andrebbe diminuito significativamente.
Cosa porto in tavola quando fa freddo
La mia alimentazione invernale si trasforma gradualmente. Le spezie diventano protagoniste: zenzero fresco, curcuma, pepe nero, cumino, cannella, chiodi di garofano. Non solo aggiungono sapore, ma letteralmente accendono il fuoco digestivo e generano calore interno. Le verdure, sempre e rigorosamente cotte e calde, diventano la base dei miei pasti: cimette di broccoli saltate in padella, cavolfiore arrostito o cotto in friggitrice ad aria, legumi speziati...
E qui voglio condividere una scoperta che è stata fondamentale per me, soprattutto considerando che soffro di IBS e ho dovuto imparare a navigare la dieta Low FODMAP: anche alimenti che normalmente potrebbero dare problemi, in determinate porzioni e con certi metodi di cottura, diventano improvvisamente tollerabili. Rispettare le porzioni consigliate, che spesso si aggirano intorno ai 75 grammi per certi ortaggi, può fare la differenza tra benessere e disagio.
Inoltre, sono proprio questi metodi di cottura asciutti, come l'arrostire al forno o il saltare in padella, insieme all'uso strategico di erbe e spezie carminative come il cumino, il finocchio o il coriandolo, che fanno la differenza nel rendere più digeribile un alimento. Il calore secco riduce il contenuto d'acqua, concentra i sapori e, in qualche modo, sembra proprio trasformare la struttura delle verdure rendendole meno fermentabili nell'intestino.
I legumi, in inverno diventano fondamentali, ma sempre ben cotti e facilmente digeribili. Ceci decorticati, lenticchie e fagioli ben ammorbiditi e conditi con le giuste spezie. E i cereali: preferisco quelli più leggeri e secchi come il miglio, la quinoa, il grano saraceno, che non appesantiscono e sono perfetti per questa stagione.
Il movimento che genera calore interno
Quando fa freddo, la tentazione di restare immobili è fortissima. Ma ho capito che è proprio in questa stagione che devo impegnarmi di più a mantenere una routine di esercizio fisico costante e, soprattutto, vigorosa. Non basta una passeggiata lenta: serve qualcosa che generi calore dall'interno, che faccia battere il cuore, che smuova l'energia stagnante.
L'ayurveda suggerisce anche di contrastare quella sonnolenza eccessiva tipica dell'inverno. Sì, è naturale avere voglia di dormire di più quando fuori è buio, ma troppo sonno aumenta la pesantezza e il rallentamento generale. Ho imparato a svegliarmi comunque presto, a muovermi anche quando non ne avrei voglia, e ho notato che questo ha un impatto diretto sulla regolarità intestinale.
Yoga dinamico, una corsa breve ma intensa, anche solo dieci minuti di salti o movimenti vigorosi in casa: tutto ciò che fa circolare l'energia e genera calore interno aiuta l'intestino a rimanere attivo e vitale.
Il sapore amaro: l'alleato dimenticato
Una scoperta importante nel mio percorso è stata l'introduzione del sapore amaro. In inverno, e soprattutto verso la fine, quando ci prepariamo alla primavera, il sapore amaro diventa particolarmente utile per depurare il fegato e rimuovere quell'eccesso di muco che si è formato durante i mesi freddi.
Verdure come la cicoria, il radicchio, le cime di rapa, i carciofi, ma anche erbe amare e tisane depurative: ho imparato ad apprezzarle e a includerle regolarmente. Inizialmente il palato potrebbe ribellarsi, ma con il tempo anche i nostri gusti cambiano e si adattano e, a un certo punto, potrebbe essere il corpo stesso a richiedere certi cibi.
La regola d'oro: osservare l'evacuazione
In tutto questo, c'è una cosa che ho imparato a monitorare costantemente: l'evacuazione quotidiana. In inverno è ancora più facile che salti un giorno, poi due, e prima che ce ne rendiamo conto siamo di nuovo nel tunnel della stitichezza. Ho scoperto che mantenere quella regolarità giornaliera è fondamentale, e se noto che salta anche solo un giorno, intervengo subito: aumento l'acqua calda, aggiungo semi di chia alla colazione, faccio qualche torsione in più, insomma non lascio che il problema si cronicizzi.
Seguire il ritmo della natura
Forse la lezione più grande che ho imparato è che dovremmo consumare solo cibi disponibili nella stagione. Non è un caso che la natura ci offra certi alimenti in certi periodi: c'è una saggezza profonda in questo ritmo. In inverno non crescono insalate fresche e pomodori succosi, ma zucche, cavoli, radici... Il nostro corpo chiede esattamente quello che la terra produce in quel momento.
Ascoltare il corpo attraverso le stagioni
Ogni inverno è un'opportunità per raffinare la mia comprensione di come il freddo influenzi il mio corpo. Alcuni anni sono più difficili di altri, e ho imparato a non giudicarmi quando le cose non vanno perfettamente. L'importante è rimanere in ascolto, notare i segnali, e aggiustare il tiro giorno dopo giorno.
Quando sento che l'intestino sta rallentando, invece di aspettare che la situazione peggiori, intervengo subito con tutti questi piccoli accorgimenti: più movimento, spezie riscaldanti, porzioni ridotte, calore costante. E piano piano, anche nei mesi più freddi, riesco a mantenere quella leggerezza e regolarità che cercavo da anni.
L'inverno non deve essere per forza la stagione del blocco intestinale. Con gli strumenti giusti, può diventare un'opportunità per connetterci più profondamente con i ritmi della natura e con i bisogni del nostro corpo.