Il mito della “motivazione” e perché oggi non funziona più

Se ti sei detto almeno una volta:

“Non ho più motivazione”,

“Una volta ero più costante”,

“Perché non riesco a fare nemmeno le cose che so mi farebbero stare bene?”

non stai diventando pigro. Stai vivendo nel 2026 (quasi), con un cervello che non è stato progettato per questo livello di stimoli.

La verità è che la motivazione, così come ce l’hanno venduta per anni, oggi funziona molto meno. E non perché siamo cambiati noi ma perché è cambiato tutto intorno.


Cos’è davvero la motivazione (e cosa non è)

La motivazione non è:

  • forza di volontà infinita,

  • entusiasmo costante,

  • disciplina militare.

Dal punto di vista neuroscientifico, la motivazione è un processo legato soprattutto alla dopamina: un neurotrasmettitore che si attiva in previsione di una ricompensa, non quando siamo già “bravi e determinati”.

Tradotto: ci muoviamo quando il cervello percepisce che lo sforzo vale la pena.



Perché oggi la motivazione è in crisi (non per colpa tua)

Viviamo in un contesto in cui siamo costantemente stimolati, continuamente confrontati, sempre “un passo indietro” rispetto a ciò che dovremmo essere, esposti a micro-ricompense continue (scroll, notifiche, cibo iperpalatabile).

Risultato: il sistema dopaminergico è sovraccarico e desensibilizzato.


Quando tutto stimola, nulla motiva davvero.
Ecco perché:

  • iniziare qualcosa sembra più faticoso del previsto,

  • mantenere la costanza è difficile,

  • la “motivazione” arriva solo a tratti… e se ne va in fretta.



Il grande equivoco: aspettare di sentirsi motivati

Qui cade il mito.

Ci hanno insegnato che prima arriva la motivazione e poi arriva l’azione. In realtà, molto spesso succede il contrario: prima fai un’azione minima, poi arriva la motivazione.

Aspettare di sentirsi motivati oggi è come aspettare che il mare si calmi prima di entrare:

potresti non entrare mai. E sia chiaro, non perché non sei capace ma perché il sistema è costantemente agitato.


Oggi la motivazione funziona male quando:

  • l’obiettivo è troppo grande,

  • il contesto è instabile,

  • il corpo è stanco,

  • il sistema nervoso è in allerta,

  • il risultato è troppo lontano nel tempo.

In queste condizioni il cervello non vede ricompensa, vede solo fatica anticipata.

E quindi frena.

Non per sabotarti.

Per proteggerti.



Cosa funziona oggi meglio della “motivazione”

Qui arriva la parte utile.

1. Ritmo batte motivazione

Il cervello ama la prevedibilità, piccoli gesti ripetuti, sempre uguali, consumano meno energia decisionale.

2. Azioni minuscole, ma costanti

Oggi la motivazione nasce da:

  • fare poco,

  • farlo spesso,

  • farlo senza negoziazione mentale.

Il corpo si fida di ciò che succede più volte, non di ciò che prometti.


3. Stato fisiologico prima di mindset

Se sei stanco, affamato, stressato, dormi male, non è un problema di motivazione ma un problema di energia biologica.

Nessuna frase ispirazionale batte:

  • sonno decente,

  • digestione stabile,

  • meno sovrastimoli.


4. Motivazione = conseguenza, non prerequisito

La motivazione torna quando:

  • il corpo è più regolato,

  • l’ambiente è meno caotico,

  • le azioni sono sostenibili.

Non quando ti rimproveri.


Il punto finale (quello che libera)

Non ti manca la motivazione, ti manca un sistema che funzioni nel mondo di oggi.

Un sistema che:

  • non richieda eroismo,

  • non viva di picchi emotivi,

  • non dipenda dall’umore del giorno.

La vera svolta non è “ritrovare la motivazione”, ma smettere di usarla come unico motore.

Perché oggi, più che motivati, abbiamo bisogno di essere regolati.

E questa, paradossalmente, è una notizia molto rassicurante.


Cibo Corpo Mente

Volersi Benessere

Pubblicato il 09/01/26

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