Autismo e salute intestinale: cosa ci dice la scienza (davvero)

2 aprile: Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo

Non è solo una ricorrenza, ma un’occasione per raccontare quanto il nostro sguardo sullo spettro autistico stia cambiando, e quanto ancora ci sia da scoprire.

Sapevi che circa 1 persona su 36 oggi è diagnosticata nello spettro autistico? E che, tra i tanti approcci per migliorare la qualità della vita, la scienza sta studiando un protagonista inaspettato? Chi? Il microbiota intestinale.

Eh sì, sembra strano, ma la pancia parla anche al cervello. E negli ultimi anni, diversi studi stanno dimostrando che un intestino in equilibrio potrebbe avere un ruolo nel supporto al benessere generale di tutti, e soprattutto delle persone nello spettro.

Cosa c’entra l’intestino con l’autismo?

Che ci sia un legame tra cervello e intestino ormai è chiaro, ma negli ultimi anni la scienza ha iniziato a indagare questo rapporto anche in chi è nello spettro autistico, aprendo nuove prospettive sul tema del benessere globale.

Parliamoci chiaro: l’autismo non si può “curare”.

Sappiamo che, in molte persone nello spettro, possono esserci disturbi associati, come quelli intestinali o legati alla regolazione emotiva, che impattano sul benessere quotidiano.

Ed è lì che la ricerca sta cercando nuove strade.

  • Una review pubblicata su Cell nel 2023 ha osservato che chi è nello spettro, presenta alterazioni nella composizione del microbiota, ad esempio, una minor diversità batterica o presenza ridotta di ceppi “protettivi”.

  • Sempre nel 2023, uno studio apparso su Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology ha approfondito l’uso di probiotici mirati per sostenere l’eubiosi (cioè l’equilibrio della flora intestinale). I risultati hanno mostrato un potenziale miglioramento di alcuni sintomi digestivi e comportamentali, se integrati in percorsi clinici multidisciplinari.

Un microbiota in equilibrio non cambia chi siamo, ma può aiutarci a sentirci meglio nel nostro corpo e nella nostra mente.

Probiotici: non bacchette magiche, ma buoni compagni di viaggio

Chiariamo subito una cosa: i probiotici non “curano” l’autismo, e chi lo afferma, è meglio che cambi mestiere.
Quello che fanno è supportare il benessere generale, specialmente in presenza di sintomi gastrointestinali, comuni tra le persone nello spettro.

Alcuni ceppi specifici di Lactobacillus e Bifidobacterium hanno dimostrato di poter sostenere l’equilibrio del microbiota e favorire una comunicazione più armoniosa tra intestino e cervello.

Ecco perché sempre più approcci multidisciplinari che affiancano nutrizione, supporto psicopedagogico, e strategie di benessere naturale, considerano i probiotici come parte integrante di un piano di supporto completo.

La nostra riflessione

Ogni persona nello spettro autistico è diversa, e ogni intervento deve essere individualizzato, rispettoso e basato sui fatti.
Ma una cosa è chiara: il benessere intestinale non è un dettaglio. È parte del nostro equilibrio profondo, e nei soggetti neurodivergenti può avere un ruolo importante nel migliorare la qualità della vita.

Per la Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, ascoltiamo di più. I corpi, le emozioni, le persone.
E iniziamo proprio da qui: dal rispetto, dall’inclusione e… da un buon microbiota.

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